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Olga Adobati (1918-2011) al momento della sciagura si trovava nella sua casa a Cascina Agnese. Raccontò ai reporter accorsi sul luogo del disastro:

«Erano circa le 5:30 del pomeriggio. Pioveva a dirotto. Pareva di assistere alla fine del mondo. Il cielo era nero e i bagliori dei fulmini si susseguivano continuamente nell’oscurità. Le mie due piccole bambine erano incollate alla finestra, con i loro nasi schiacciati contro il vetro, a guardare i fulmini e la pioggia che cadeva. All’improvviso Maria, la più grande, di dieci anni, si precipitò verso di me urlando “Mamma, un aereo sta cadendo su di noi”. Era terrorizzata. Spalancai la finestra e vidi una grande colonna di fumo e una massa di fiamme che sembravano avanzare verso di noi. Urlai a tutti di buttarsi per terra e di infilarsi sotto i tavoli, un istante dopo ci fu una tremenda esplosione. Subito dopo il boato ci fu un grande silenzio. Ci precipitammo fuori in preda al panico e la prima cosa che mi colpì fu la vista di alcune bambole che giacevano nella pioggia e nel fango. Una bambola, a prima vista, mi sembrava un bambino. Nella cabina di guida il pilota era ancora aggrappato ai comandi dell’aereo».

 

(tratto dal Sydney Morning Herald di domenica 28 giugno 1959)

 

Cascina Agnese, Aprile 1960 - I famigliari di Donald Albert Lueke in visita sul luogo del disastro aereo. Olga Adobati è la prima a sinistra (foto di proprietà Donald Edward Lueke)