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Franco (30 anni) e Gabriele Cavallanti (20),
Achille Belloni (30) e Paolo Ciserani (32)

 

Quartetto di giovani amici lodigiani di Livraga indicati dalle cronache giornalistiche come “i quattro moschettieri”: i fratelli Franco Cavallanti, nato a Livraga il 5 dicembre 1928, e Gabriele Cavallanti, nato a Lodi il 18 marzo 1939, figli di Carlo e Santa Filippazzi, Achille Belloni, nato a Milano il 1° luglio 1928 da Attilio ed Ermengarda Polenghi, e Paolo Ciserani, nato a Livraga il 22 marzo 1927 da Emilio e Teresa Rossi.

Franco Cavallanti, sposato con Pierina Albertini e padre di un neonato, Carlo Eugenio, dirigente col padre della ditta di famiglia che produceva articoli di elettromeccanica, presidente della squadra di calcio di Livraga (girone dilettanti) lanciò la proposta di una vacanza relax al fratello Gabriele, celibe, studente alla facoltà di Scienze economiche all’università di Milano, e ai due amici di sempre: Ciserani, geometra nell’azienda edile del padre, sposato con Anna Rocchetta e padre di una bimba di otto mesi, sindaco di Livraga - eletto alle amministrative del 1956 con una maggioranza democristiana, politico stimato anche dalle opposizioni per l’energia e le spiccate qualità organizzative -, e Belloni, geometra, sposato con Annunciata Dedè, padre di due figli (uno di quattro anni, uno di nove mesi), che coi fratelli dirigeva a Livraga, dove pure risedeva, l’azienda agricola di produzione di latticini fiorente e nota per essere una dei fornitori della Alemagna.

 

 

Da sinistra a destra: Paolo Ciserani, Achille Belloni, Franco e Gabriele Cavallanti.

 

Complici l’impegno appassionato per lo sport praticato in oratorio e l’atmosfera del piccolo paese agricolo del Lodigiano dove ogni notizia trovava eco al bar, tutta Livraga era venuta a conoscenza del viaggio-vacanza nella capitale francese dei quattro giovani.
Belloni e i fratelli Cavallanti raggiunsero l’aeroporto della Malpensa col pullman della TWA, mentre Ciserani rimase a Livraga fino alle ore 14 del 26 giugno 1959: in municipio firmò i mandati di pagamento dei dipendenti comunali; partì giusto in tempo per prendere il volo.
Fino a quel momento, i “quattro moschettieri” non avevano mai viaggiato insieme in aereo: la loro “prima volta tra le nubi”, il loro proposito di un’avventura parigina e le loro stesse vite svanirono pochi minuti dopo essere saliti sul volo 891 del “mitico” Super Constellation. Tutti i cronisti presenti a Olgiate Olona sul luogo del disastro riportarono che il padre dei due Cavallanti, giunto tra i primi familiari insieme col padre di Ciserani e altre persone, alla vista dei rottami accartocciati dell’aereo reagì in modo energico e scomposto, urlando e piangendo, e venne trascinato a forza lontano.

Le salme dei giovani partirono dalla basilica di Busto Arsizio prima delle esequie del 28 giugno 1959 e furono portate nella chiesa San Bassiano a Livraga dove lunedì 29 giugno 1959 tutto il paese partecipò al rito funebre presieduto dal vescovo di Lodi.

 

 

Il cippo all’oratorio di Livraga che ricorda le quattro giovani vittime del disastro aereo.

All’oratorio di Livraga, ubicato in via Roma, ricorda i quattro sfortunati giovani un semplice cippo (foto qui a destra) che riporta le loro foto e questa epigrafe:


Ciserani geom. Paolo sindaco di Livraga 1927
Belloni geom. Achille agricoltore 1928
Cavallanti Franco industriale 1928
Cavallanti Gabriele stud. Univ. 1939

Uniti in vita da comuni nobili ideali Uniti nella tragica morte nel cielo di Olgiate Olona il 26-6-1959
L’oratorio che li ebbe solerti dirigenti sportivi li ricorda uniti per sempre in Dio





Al cimitero di Livraga nella cappella “famiglia Cavallanti Carlo” le lapidi dei due fratelli sfortunati recano le generalità e le seguenti epigrafi:

Franco Cavallanti perito tragicamente nella sciagura aerea di Olgiate Olona lasciando i suoi cari nell’incolmabile dolore;
Gabriele Cavallanti perito tragicamente col fratello Franco dove assieme proseguirono fino alla patria beata dove vita e giovinezza si eternano in Dio.

 

(2009) Testimonianza di Annunciata Dedè, vedova di Achille Belloni:

«Il 26 giugno 1959 non era la prima volta che mio marito Achille prendeva un aereo: pochi mesi prima avevamo volato insieme da Palermo di ritorno dal viaggio di nozze a Taormina. Proprio quella volta mio marito mi confidò di aver provato un po’ di paura e che non avrebbe più volato; e io glielo ricordai quando mi disse del viaggio a Parigi, ma quel giorno si sentiva sicuro, perché in compagnia dei suoi amici. Fui io la prima a dare la tristissima notizia a Livraga; sapevo l’ora in cui il Super Constellation sarebbe atterrato a Parigi e, non ricevendo notizie, telefonai all’agenzia di viaggio per chiedere informazioni: dopo alcuni minuti in cui contattarono la TWA freddamente mi risposero “L’aereo è precipitato. Sono morti tutti”. Fu uno choc immenso e poi ricordo la mia casa che venne invasa dalla gente. Soprattutto nei primi anni dopo la sciagura aerea sono tornata a Olgiate Olona coi bambini [Attilio e Giuseppe, ndr] e abbiamo sostato e pregato davanti al monumento. Ogni volta che ricordo mio marito e quel giorno lontano, si rinnova in me il dolore e rivivo questa tragedia».

 

(2009) Testimonianza di Maria Enrica Ciserani, figlia di Paolo Ciserani:

«In realtà, i quattro giovani di Livraga, tra cui mio papà, dovevano recarsi a Parigi qualche giorno prima, ma rimandarono il viaggio per partecipare ai funerali di un loro amico: con la collaborazione del maresciallo dei Carabinieri riuscirono a cambiare data della partenza e biglietti.
Il 26 giugno appena la notizia del disastro aereo giunse a Livraga, partirono alla volta di Olgiate Olona il papà dei fratelli Cavallanti, mio nonno Emilio Ciserani con suo figlio Piersandro Ciserani, cioè mio zio, e Piero Soffientini, amico intimo di mio papà e di zio Piersandro: furono loro a identificare con certezza i corpi delle quattro giovani vittime livraghine.
Io avevo solo otto mesi, ma ci sono due ricordi che mi sono stati tramandati. Il primo: mio papà era solito dire che avrei fatto la farmacista e non perché fosse un suo desiderio, alla fine è andata proprio così. Il secondo ricordo è che mio papà nel salutare la sua mamma, ossia mia nonna, prima di partire le raccomandò di occuparsi di me.
Con mio marito sono tornata alcune volte a Olgiate Olona e mi sono recata davanti al monumento al disastro aereo. Come figlia di un papà mai conosciuto e morto tragicamente forse avrei potuto avere la curiosità di conoscere i particolari molto prima che un Autore producesse un libro. Ma la mia memoria e il mio cuore sono sempre stati colmati in questi cinquant’anni dai ricordi e dall’enorme amore a me trasfusi da mia madre e dai miei nonni paterni e materni che purtroppo ora non ho più. Come importante è la figura del mio attuale papà
[Anna Rocchetta, moglie di Paolo Ciserani, anni dopo si risposò, ndr], papà a tutti gli effetti che mi ha sempre rispettata ed educata come se fossi veramente sua».